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Progetto Dipartimenti di Eccellenza - DILEF

Offerta didattica 2020/2021

L’offerta didattica del Percorso di Eccellenza, rivolta agli studenti meritevoli dei corsi di laurea magistrali LM 14 Filologia moderna, LM 15 Filologia, Letteratura e storia dell’antichità, LM 78 Logica, filosofia e storia della scienza, LM 78 Scienze filosofiche, si sviluppa nel segno della trasversalità e dell’interdisciplinarietà. L’offerta sarà erogata da docenti dell’Ateneo fiorentino e da studiosi di altri Atenei (italiani e non), con l’obiettivo di assicurare un percorso didattico di elevata qualificazione.

L’offerta consta di 72 ore totali, articolate nel seguente modo:

  • 48 ore di corso generale, dedicato ogni anno accademico ad un tema specifico dal carattere fortemente interdisciplinare;
  • 24 ore di attività seminariali, volte ad approfondire aspetti prettamente metodologici dei vari settori disciplinari, nonché ad illustrare ed utilizzare al meglio le risorse laboratoriali di cui dispone il dipartimento.

Per l’anno accademico 2020/2021, il tema del corso generale, che si propone di abbracciare e intersecare le diverse aree disciplinari, sarà incentrato sul rapporto tra parola, immagine e rappresentazione, come di seguito descritto.


Per l’anno in corso, in ragione dell’attuale situazione sanitaria, le lezioni saranno erogate a distanza, in modalità diretta streaming, specificata per ogni lezione attraverso apposita comunicazione all'indirizzo di posta elettronica degli studenti.

 

Il calendario delle attività didattiche sarà aggiornato in maniera progressiva con le singole date delle lezioni.

 

Si ricorda infine che gli studenti iscritti al Percorso d’eccellenza sono tenuti a frequentare l’intera offerta didattica, con la possibilità di assentarsi al massimo per un terzo delle lezioni.

 

Testo, Immagine, Rappresentazione

 

Le parole e le immagini sono due modalità della rappresentazione strettamente connesse e largamente interferenti, spesso complementari e comunque reciprocamente influenti. Fin dall’antichità la riflessione teorica e la prassi artistico-letteraria hanno mostrato consapevolezza di questo fenomeno, che Orazio aveva fissato nell’Ars poetica nella formula Ut pictura poesis. L’archetipo della letteratura occidentale aveva proposto, nella descrizione dello scudo di Achille nell’Iliade, quello che la tradizione successiva considererà il modello di una figura retorica, l’ekphrasis, che attraverserà con modalità diverse le letterature antiche e le letterature europee, fino alle esperienze della contemporaneità. Questa ricchissima tradizione può essere esplorata per illustrare le specificità dei linguaggi e dei mezzi espressivi, le tecniche comunicative e la ricca rete di simboli che si collegano alle immagini e alla resa verbale delle immagini nei testi letterari. L’associazione fra parola e immagine è strutturale anche nella ricchissima tradizione delle illustrazioni dei libri manoscritti e dei libri a stampa che costituisce molto più che un semplice ornamento di manufatti culturali di pregio, ma spesso propone strumenti di conoscenza e modelli di ricezione.

Il fecondo dialogo tra testo e immagini, letteratura e arti visuali (pittura, scultura, grafica, fotografia, cinema, nuovi media digitali), oltre a confermare il carattere interdisciplinare della nostra tradizione letteraria, rappresenta un formidabile strumento critico per la comprensione e la trasmissione dei fondamentali valori conoscitivi della letteratura. L’intreccio tra “arti sorelle” si documenta nella storia della nostra civiltà letteraria in modi e forme diverse: dai casi esemplari di artisti-scrittori di “doppio talento “, che si esprimono indifferentemente nei due linguaggi (da Michelangelo a Alberto Savinio), alle questioni relative alla figura retorica dell’ekphrasis e alle difficoltà di fissare e ritrarre sulla carta le immagini descritte (luoghi, persone, oggetti). L’ ekphrasis si trasforma in qualcosa di diverso dalla mera descrizione di un’immagine: descrivere qualcosa che si vede o si è visto significa anche narrarne i presupposti, per raccontare le vicende collegate alla visione, e svelarne aspetti nascosti, sensi allegorici.

Testo, immagine, rappresentazione: queste tre nozioni percorrono in maniera problematica, tutta la tradizione filosofica. Questo fin dalla sua origine, basterebbe citare l’ultima parte del Fedro platonico, dedicata alla tensione tra la pura attività del pensare e la scrittura, nel suo costituire insieme un supporto espressivo della prima e un inevitabile indebolimento. A partire da questa originaria tensione si può declinare il rapporto della filosofia con le nozioni di testo, immagine e rappresentazione almeno in tre modi. In senso oggettivo: la dimensione testuale e quella immaginale come oggetti della riflessione filosofica circa i differenti modi di rappresentare-esprimere idee e concetti. Un esempio potrebbe essere la “Dipintura” cui Vico affida la rappresentazione dell’Idea dell’opera (La scienza nuova).

In senso sostantivo: testo e immagine, nella loro differenza, rimandano a quel problema della rappresentazione di poche idee (come il bene e la giustizia) che costituisce per ogni epoca il compito stesso della filosofia. In primo piano qui balza il senso della rappresentazione come esibizione, capacità di esporre idee e problemi sia discorsivamente sia iconicamente. Si pensi qui alla forma stessa del Tractatus di Wittgenstein in rapporto al suo pensiero filosofico e al fatto che implica una teoria della proposizione come “immagine [Bild] della realtà”.

In senso autoriale: ossia relativamente al modo in cui la dimensione testuale, nel suo carattere autografico (e quindi nel coinvolgere il carattere semanticamente denso dell’immagine) coinvolge la definizione stessa di opera filosofica (ribaltando il rapporto tra testi consegnati alla stampa e il complesso dei manoscritti, degli abbozzi, degli schizzi, degli schemi ecc.). Emblematici al riguardo i casi di Benjamin, Heidegger, Wittgenstein.

Il rapporto tra il testo, inteso come informazione scritta o orale, l’immagine e la capacità di formare rappresentazioni è alla base del linguaggio in particolare nel suo rapporto con il corpo e con l’azione. Prima che il linguaggio si sviluppi, i movimenti del corpo nell’interazione intersoggettiva vanno a costituire immagini dotate di significato e realizzano le prime forme di attività comunicativa. La gestualità accompagna poi sempre l’oralità e l’immagine formata dal corpo ne supporta la capacità rappresentativa.  I gesti giungono a farsi linguaggio convenzionale e strutturato nelle lingue dei segni.

La comunicazione pubblica, inoltre, sfrutta l’associazione di testo e immagine nei suoi contesti e nelle sue funzioni primarie. A partire dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso, i testi in internet si costituiscono come sistemi multimediali nei quali il rapporto continuo tra testo e immagine definisce il contenuto informativo. Lo stesso avviene quotidianamente nella comunicazione mediata dai supporti elettronici di gran parte della popolazione mondiale. Nella comunicazione contemporanea, testo e immagine interagiscono nella formazione di significato, basandosi su comuni metafore cognitive che hanno origine nella rappresentazione mentale e nella schematizzazione per immagini di corpo e azione.

 

 
ultimo aggiornamento: 18-Feb-2021
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